scritto da Phoebes
domenica 12 Ottobre 2014
alle 17:58
Categoria : Hocken


di Sheila Hocken

Titolo: Io e il mio cane guida
Titolo originale: Emma and I
Genere: autobiografico
Autore: Sheila Hocken (sito ufficialeWikipedia)
Nazionalità: Regno Unito
Anno prima pubblicazione: 1977
Ambientazione: Nottingham (Inghilterra, Regno Unito), anni 70 del XX secolo
Personaggi: Sheila Hocken, Emma
Casa Editrice: Selezione dal Reader’s Digest
Traduzione: Amalia d’Agostino Schanzer
Pagine: 76
Link al libro: IN LETTURAANOBIIGOODREADS
inizio lettura: 1 ottobre 2014
fine lettura: 3 ottobre 2014


Mi domandavo se Emma si sarebbe ricordata di lei [Paddy, la sua addestratrice]. Quando scendemmo dal treno udii la voce di Paddy che ci salutava. «Salve, Sheila, come stai?» Quello fu il segnale che fece impazzire il cane. Si mise a saltarle addosso, ma sebbene fosse felice di rivederla, tornava sempre da me come a dirmi: “Sono contenta di essere qui, ma non ho dimenticato che sono il tuo cane”.

(Pagina 203)

Avevo questo libro in casa da anni, in uno dei vecchi volumi di Selezione di mio padre, e non l’avevo mai letto perché non mi ispirava. Come spesso succede, forse proprio per questo mi è piaciuto moltissimo!

Sheila Hocken è nata con dei disturbi della vista, e prima di diventare adulta l’ha persa quasi completamente. Qualcuno le suggerisce di prendersi un cane guida. Sebbene lei amasse molto questi animali, mai avrebbe immaginato che incontrare Emma le avrebbe cambiato così tanto la vita.

Ho deciso di leggere questo libro perché avevo già letto gli altri contenuti nello stesso volume, mi mancava solo questo, e faceva al caso mio nella sfida dell’Alfabeto. Mi aspettavo, non so perché, che l’avrei trovato noioso, invece mi è piaciuto davvero molto!

La trama racconta la storia vera della vita di Sheila, dei suoi anni di cecità, dell’incontro con Emma, un labrador color cioccolato che diventerà il suo cane guida, e poi dell’operazione che le ha fatto riacquistare la vista. Mi è piaciuto moltissimo scoprire tutto quello che è capace di fare un cane guida, devo ammettere che molte cose non le immaginavo proprio! Meno invece mi è piaciuta la storia di Sheila e l’uomo che sarebbe diventato suo marito: quando si conoscono lei ha 22 anni e lui 37, è sposato, ha una figlia piccola, e per anni i due vivono la loro relazione clandestinamente. Anche se poi si sono sposati e, mi pare di capire, hanno avuto una vita felice, io non ho potuto fare a meno di trovare un po’ disgustosa una storia nata nel tradimento e nella menzogna.

Tra gli altri “pregiudizi” che avevo prima di leggere questo libro, uno era che credevo che Sheila fosse americana, quindi sono rimasta piacevolmente stupita scoprire invece che il libro era ambientato in Inghilterra. Tutto quanto Sheila racconta quindi del mondo dei cani guida riguarda il suo paese, ma alla fine del libro c’era una piccola scheda che descriveva la situazione in Italia, negli anni 70 ovviamente (quando uscì il libro), che non era proprio rosea perché i cani e i centri di addestramento erano molto pochi rispetto alla domanda. Sarei curiosa di sapere se la situazione è cambiata, certo io non ricordo di aver mai visto un cieco con un cane guida.

Sheila ed Emma

I personaggi sono essenzialmente Sheila ed Emma, ma è quest’ultima a catturare totalmente l’attenzione del lettore, o almeno così è stato per me! Emma è un cane incredibilmente intelligente, più volte, insieme alla stessa Sheila, sono rimasta stupita nello scoprire quante cose è in grado di fare! Quella che forse mi ha stupito di più è stata la prima uscita insieme da sole delle due a Nottingham: Sheila si dimentica di contare gli incroci nel percorso di andata, e al ritorno non è più in grado di ritrovare la strada. Emma invece non ha la minima esitazione, la trascina per qualche isolato e si ferma solo davanti alla porta di casa sua! Per me che faccio una grande confusione con le vie e difficilmente imparo un percorso così bene dopo averlo compiuto una volta sola, questa capacità di Emma rimane sconvolgente! :)

Anche la padroncina Sheila comunque mi ha conquistata, soprattutto ho trovato straordinarie le pagine di quando riacquista la vista. Se è strano per un vedente, come dice lei stessa, immaginare com’è la vita di un cieco, è ancora più strano pensare a cosa può significare ritornare a vedere, o vederci per la prima volta. Questa parte l’ho trovata davvero molto emozionante: Sheila si stupisce di qualsiasi cosa, e non solo delle cose “grandi”, come quando vede il mare per la prima volta, ma anche delle mani, delle gambe, degli uccelli sui rami… A fine libro Sheila ci dice che non ha ancora visto un arcobaleno. A distanza di tanti anni credo che ormai sia riuscita a beccarne uno, e vivere anche questa emozione!

Lo stile di Hocken è molto coinvolgente, riesce a trasmettere emozioni che difficilmente può capire chi non ha mai sperimentato la cecità, e soprattutto comunica il suo entusiasmo per qualsiasi nuova avventura, che sia cambiare lavoro, o trovare casa, o conoscere Emma: tutte cose che per lei erano ancora più importanti perché le permettevano di affermare la sua indipendenza che, come giovane donna cieca, non era per niente scontata.

La “copertina” del libro, all’interno del volume di Selezione.

Essendo parte di una raccolta, la vera copertina di questo libro è quella che vedete all’inizio del post, mentre quella qui a fianco è quella che potremo considerare la copertina “interna”. Mi pare ovviamente superfluo commentare entrambe, che sono semplicemente funzionali, ma non giudicabili da un punto di vista estetico. L’immagine che ho postato qui sopra, di Sheila ed Emma in mezzo ai fiori, è penso quella della copertina originale, e quella devo dire mi piace molto, ed ovviamente era perfetta per questa autobiografia. Il titolo italiano è come spesso succede una semplificazione che diventa uno scempio. Se il libro si fosse intitolato “Emma ed io” o “Io ed Emma”, traduzione letterale dell’originale, penso che mi avrebbe suscitato più interesse, e forse l’avrei letto anche prima.

Il segnalibro che ho usato durante la lettura è stato realizzato da me.

Commento generale.

Come spesso succede quando si inizia un libro aspettandoci qualcosa che non ci piacerà, se il libro si rivela diverso da come lo immaginavamo, finisce forse col piacerci ancora di più proprio per i sentimenti negativi con cui l’avevamo approcciato. Non so se questo sia il caso di Io e il mio cane guida, forse è semplicemente una bella lettura di per sé, fatto sta che mi ha davvero conquistata, in particolare la meravigliosa Emma e tutte le straordinarie cose che è in grado di fare!

Momento più…

…interessante: scoprire come è nata l’idea dei cani guoda per ciechi. Durante la prima guerra mondiale un medico tedesco aveva affidato un paziente cieco al suo cane, un pastore tedesco se ricordo bene, ed era rimasto stupito nel constatare con quanta cura ed efficienza il cane svolgeva il suo compito.

Curiosità
Emma ha davvero cambiato la vita di Sheila, e non solo perché grazie a lei ha potuto acquistare autonomia e diventare autosufficiente, ma anche perché, ho scoperto sul web, Sheila, che prima lavorava come centralinista, adesso si occupa di addestrare cani e ha scritto diversi libri sull’argomento, molti dei quali dedicati alla sua Emma.

Sfide

Mini recensione in 5 parole

I cani sanno essere meravigliosi

Un po’ di frasi

«Perché annusi il tuo libro, Sheila?»
«Non lo annuso: sto leggendo.»
[incipit]

«Emma è seduta proprio sull’orlo del marciapiede e c’è un forte dislivello tra voi e la rotaia. Ora le dica di andare avanti.»
Ero impietrita. «Ma lei vuol scherzare!»
«No. Via, le dica di andare avanti.»
[…] mi udii bisbigliare con voce rauca: «Avanti». Emma si alzò immediatamente e, quasi con un unico movimento, mi si mise davanti alle gambe. Poi cominciò a spingermi indietro, lontano dall’orlo del marciapiede.
(Pagina 200)

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2 commenti per Io e il mio cane guida

  1. Alenixedda scrive:

    Che libro interessante! Anche mio padre ha i libri della Selezione, andrò sicuramente a controllare se c’è questo volume!!
    Questa è una storia che mi attira molto perché quest’ultimo anno ho lavorato con persone non vedenti (li seguivamo negli allenamenti sportivi di varie discipline, tra cui Baseball e Tiro con l’Arco) e qualcuna di loro aveva un cane guida – sempre labrador. So che l’allevamento da cui li hanno comprati è nel Nord, ma non so se sia l’unico che li addestra in Italia o no (noi siamo in Sardegna e, inutile anche dirlo, non ci sono allevamenti di questo tipo).

    Un libro che ho letto e un po’ si potrebbe assomigliare è Cuore di Labrador , in cui il protagonista è un ragazzo affetto da disturbo da deficit di attenzione e iperattività e che trova la sua strada come addestratore di cani per disabili (in questo caso persone in carrozzella). Molto carino. :)

    • Phoebes scrive:

      Questo libro mi ha colpito moltissimo perché, anche se ovviamente sapevo che esistevano i cani per non vedenti, nel mio immaginario l’animale domestico è sempre qualcuno di cui ti devi prendere cura, e non il contrario!
      I libri Selezione a volte sono una vera chicca, perché ci trovi un po’ di tutto! Fammi sapere se ce l’hai anche tu! Se non ce l’hai potrei anche prestartelo io, col Piego di Libri, se vuoi.
      Grazie anche per il consiglio, Cuore di Labrador sembra interessante!


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