scritto da Phoebes
martedì 2 20 Aprile19
alle 16:18
Categoria : Fartade

Da Giove a Ultima Thule: viaggio ai confini del Sistema solare
di Adrian Fartade

Il Sistema solare
A piedi nudi su Marte
?

Titolo: Su Nettuno piovono diamanti
Sottotitolo: Da Giove a Ultima Thule: viaggio ai confini del Sistema solare
Serie: Il Sistema solare (2)
Genere: scienza, astronomia, saggio
Autore: Adrian Fartade (YouTubeTwitterInstagramTumblr)
Nazionalità: italiana, rumena
Anno prima pubblicazione: 2019
Ambientazione: il Sistema Solare esterno (Giove, Saturno, Urano, Nettuno, Plutone e Fascia di Kuiper); dagli anni 70 del XX secolo al 2019
Casa Editrice: Rizzoli
Copertina: Francesca Leoneschi / theWorldofDOT (art director), Studio Prodesign (progetto grafico)
Illustrazioni: Francesca Cadei
Pagine: 285
ISBN: 978-88-17-10892-8
Provenienza: Amazon, 15 marzo 2019
Link al libro: IN LETTURAGOODREADSANOBII
inizio lettura: 15 marzo 2019
fine lettura: 28 marzo 2019


Fare astronomia ed esplorare l’universo intorno a noi e tra i più coraggiosi, folli e meravigliosi viaggi che abbiamo mai intrapreso come umani alla ricerca di una risposta a queste domande [esistenziali] e, per quanto l’esplorazione spaziale e più in generale la ricerca scientifica possano avere tantissimi risvolti pratici, credo con tutto me stesso che sia quanto di più vicino a dare un senso a chi siamo e alla vita stessa.
Dall’introduzione

(Pagina 17)

Un libro che parla di meraviglie ed è veramente meraviglioso!

La storia meravigliosa dell’esplorazione del Sistema Solare esterno, e dei meravigliosi umani che l’hanno resa possibile.

Stavo aspettando penso da quando ho messo giù il libro precedente di leggere questo qui, e l’ho iniziato appena è arrivato. Ero ancora all’introduzione, e già mi commuovevo per le belle parole di Adrian! L’ho già detto col libro precedente, ma non posso non ribadirlo: una delle cose più belle del modo in cui Adrian parla di Astronomia è che ce la racconta attraverso l’avventura delle esplorazioni, che sono emozionanti non solo per le scoperte che hanno effettuato ma spesso anche per tutto quello che c’è stato prima di arrivare alla realizzazione della missione. E ancora una volta mi sono stupita di come tante scoperte che io oggi do per scontate hanno in realtà poco più o a volte anche meno della mia età. Come per esempio che sulla luna Io ci sono un sacco di vulcani, voglio dire quel satellite è conosciuto da tipo 400 anni, ed è famoso per essere l’oggetto più geologicamente attivo del Sistema solare, ma quest’ultima cosa è stata scoperta soltanto negli anni 70 del secolo scorso!

Il segnalibro che ho usato durante la lettura. Mi è stato regalato da mia sorella. Non si capisce bene dall’immagine ma l’elastico va avvolto intorno al libro, così il segnalibro rimane fermo! Veramente comodissimo, oltre che bello!

A pagina 177 Adrian ribadisce il fatto più volte accennato che di cose da dire sui corpi celesti e le missioni trattate in questo libro ce ne sarebbero da riempire due libri. Ecco una presentazione di ognuno dei posti esplorati, con tutto quello che sappiamo a riguardo e alcune grandi domande ancora da risolvere. Sì, cioè… ecco… “tutto” è per modo di dire, un po’ come quando a cena ti chiedono: «Ne vuoi ancora?» e dici di no per educazione, ma stai morendo dalla voglia di averne ancora e speri che l’altra persona insista… Ecco, Adrian, io insisto!!!! XD Scherzi a parte, spero che tutti quegli appunti poi eliminati dal libro se li sia conservarti per un eventuale futuro libro in cui riprendere il discorso. Però ha ragione, non si può dire tutto, bisogna essere sintetici, e cercherò anch’io di trattenermi e dire no al bis della torta con la panna, e limitare tutto quello di cui vorrei parlare qui sul blog. Come per l’altro libro dividerò il mio commento come i capitoli del libro, raccontandovi cosa mi ha colpito maggiormente per ogni corpo celeste esplorato.

L’immaginetta di Saturno quando nel Sistema solare in scala a fondo pagina siamo arrivati su questo pianeta.

Prima di tutto però voglio commentare un po’ lo stile di questo libro. Innanzi tutto ha la stessa bellissima veste grafica dell’altro, con le immagini come fossero attaccate con pezzi di scotch, e in generale un po’ l’aspetto di un album di ritagli. E come per il libro precedente in basso ad ogni pagina c’è un Sistema solare in scala, a partire da Giove fino a Ultima Thule, con i chilometri che ci separano dalla tappa precedente e dalla successiva. E anche questa volta mi sono divertita ad aggiornare il mio status su Goodreads con la posizione in cui mi trovavo ogni volta che interrompevo la lettura.

Oltre questo anche lo stile di scrittura di Adrian non è cambiato, anzi forse è ancora più incisivo! Non mancano le sue solite analogie coi gatti XD (In pratica, se la Terra fosse un gattino di poche settimane, pesante circa 1 kg, Giove sarebbe una tigre adulta, baffi compresi, di circa 318 kg!, pagina 34) o le fantastiche citazioni nerd! Lo adoro! E tra l’altro le ho colte quasi tutte! Tanto che la prima volta che Adrian nomina la luna di Saturno Mimas c’ero rimasta male che non avesse detto nulla riguardo alla sua forma peculiare, ma mi sembrava una cosa troppo importante per tralasciarla :) e infatti alcune pagine dopo lo dice: Ehi, ma questa… questa non è una luna!!! (cit). L’abbiamo pensata tutti questa battuta, penso, vedendo Mimas! Faccio questa battuta perché la maggior parte delle persone, appena vede questa luna, pensa alla Morte Nera di Star Wars! Povera Mimas, in realtà non ha (da quel che sappiamo) alcun piano malvagio di distruzione della Terra o di altri pianeti. (Pagina 115)

Altra cosa bella è che il libro è, come dire, interattivo! Per esempio ci chiede di provare a immaginare disegnandola una possibile specie alinea su Europa (proprio a disegnarla sul libro, lasciandoci uno spazio apposito) e ci invita a trovare un nome scientifico (che tra l’altro non è la prima volta che ci penso, ma secondo me se e quando si scoprirà vita fuori dalla Terra bisognerà inventare un nuovo sistema di classificazione, tipo la R. per indicare i robot nei romanzi di Asimov!). Oppure un paio di volte suggerisce qualche hashtag da condividere e ad uno di questi ho partecipato anch’io, quando ci chiede di immaginarci come una #patatagioviana (non vi spiego che vuol dire, come sempre leggetevi il libro! :D)

Tenue e spettacolare atmosfera sopra le nuvole di Giove ripresa dalla sonda New Horizons. (Pagina 27)

Il viaggio inizia superate le “colonne d’Ercole” del Sistema solare, ovvero la fascia degli asteroidi, che hanno preoccupato gli scienziati per anni, ritenendo troppo difficile farci passare una sonda in mezzo, ma per fortuna non è così! E quindi siamo potuti andare anche, per esempio, su Giove, il gigante del Sistema solare, con un’atmosfera immensa fatta di gas che è tridimensionale! Non mi ero mai soffermata a pensare a questo fatto, perché dalle foto sembra liscia e uniforme anche se diversamente colorata, ma invece ovviamente gli strati sono fatti di materiali diversi e si trovano ad altezze diverse. Uno spettacolo magnifico! Come è magnifica la storia umana di questo pianeta. Per esempio, non sapevo che il nome probabilmente più antico dato da noi umani a questo pianeta è Nibiru, di origine assiro-babilonese. O che osservando le lune di Giove è stata misurata la velocità della luce. E soprattutto non sapevo che la Grande Macchia Rossa (la tempesta grande 3 volte la Terra che continua a muoversi nell’atmosfera del pianeta fin da quando l’abbiamo vista la prima volta) stia rimpicciolendo! Ma ve lo voglio dire con le parole di Adrian:

Chissà, magari stiamo vivendo nel momento in cui la Grande Macchia Rossa scomparirà, e voi sarete l’ultima generazione a vederla. Magari state leggendo questo libro in un futuro in cui non c’è già più. E rosicate. (Pagina 71) XD

Ovviamente parlando di Giove non si possono non nominare le sue affascinantissime lune! Molte le conoscevo già, ma leggerne è sempre bellissimo,
specie perché sono piene di record: c’è quella con più crateri (Callisto), quella più rossa (Amaltea), quella più geologicamente dinamica (la già citata Io).

Infine, il capitolo si chiude con delle bellissime notizie: per i prossimi anni sono in programma ben due missioni per Giove, entrambe avranno per obiettivo, tra le altre cose, la ricerca di forme di vita. JUICE è una missione europea che esplorerà le lune, in particolare Ganimede, e mentre gli statunitensi puntano, ironicamente, su Europa. Che figo sarebbe scoprire che in alcuni degli oceani nascosti su questi satelliti ci sono forme di vita! Come dice Adrian, potremmo trovare un Kraken su Europa! Oppure magari solo un batterio, ma chiamarlo comunque Kraken! XD

La Terra (il puntino luminoso sulla destra) vista tra gli anelli di Saturno. Immagine presa il 19 luglio 2013 dalla sonda Cassini [crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute] e presente sul libro a pagina 120.

Parlando di Saturno la parte del leone la fa la missione Cassini e… io ho rosicato tantissimo! Perché, non so per quale motivo, ma della sonda Cassini-Huygens io so davvero troppo poco, eppure c’ero quando è partita, c’ero quando è arrivata e avevo pure internet, non me ne capacito! :( È stata una missione fantastica! Addirittura abbiamo fatto atterrare un lander sulla luna Titano! È una cosa che mi intristisce tantissimo essermela “persa” perché sarebbe stato bello seguire tutti i momenti più emozionanti, come ho fatto per esempio per Rosetta e New Horizons, invece mi sono ritrovata a seguirne in diretta solo la conclusione. Per fortuna grazie a questo libro ho potuto rivivere un po’ l’emozione dei punti salienti della missione!

E ci sarebbe veramente tanto da dire, così mi limito alla cosa che ho trovato in assoluto più figa: Titano è l’unica luna che conosciamo capace di trattenere una densa atmosfera. Quando dico densa, in questo caso, intendo un’atmosfera che è 1,5 volte la densità dell’atmosfera terrestre! Dato che la gravità su Titano è soltanto 1/7 rispetto a quella sulla Terra, questo è il posto ideale in tutto il Sistema solare per volare! (Pagina 104). Come dicevo su questo satellite è atterrato il lander dell’ESA Huygens, e QUI potete vedere un bellissimo video che unisce animazioni computerizzate alle vere riprese di Huygens mentre scendeva su Titano! Non è mostruosamente emozionante?!?! La sonda Huygens è ancora su Titano ed è il più lontano avamposto umano sulla superficie di un mondo nel Sistema solare. (Pagina 105)

Una cosa a cui non avevo mai pensato e che essendo Saturno così grande (e quindi immagino per Giove sia la stessa cosa) le lune possono essere anche molto molto lontane, per esempio Giapeto sta a 3,6 milioni di chilometri dal pianeta! Parlando ancora di lune, ce n’è una a cui sono particolarmente affezionata ed è Phoebe, e il motivo ovviamente è il mio nickname!

Aurore su Urano viste dal telescopio spaziale Hubble [crediti: ESA/Hubble & NASA, L. Lamy / Observatoire de Paris]. Si vede anche bene l’assetto strano di questo pianeta che sta come sdraiato sull’orbita. Immgine presente anche sul libro a pagina 135.

Avete presente le scatole di biscotti danesi, quelle rotonde di latta che le vostre nonne usavano per metterci dentro le cose più svariate? Ecco, immaginate che, dopo che per anni le avete ignorate, un giorno vi venga voglia di aprirne una e invece di trovarci dentro bottoni e fili da ricamo ci troviate per davvero dei biscotti! Sarebbe sconvolgente, no? (Pagina 125). Come ci spiega Adrian, è andata più o meno così con Urano: stava lì in bella mostra (non lo sapevo che Urano fosse visibile anche a occhio nudo, seppur con difficoltà) ma per così tanto tempo l’avevamo creduto una stella che convincerci che invece era proprio un pianeta non è stato facile! Lo ammetto, non conoscevo la storia della scoperta di Urano: credevo che quella di Plutone fosse la più curiosa e quella di Nettuno la più geniale, ma pure quella di Urano è interessantissima! Ma non ve la racconterò, compratevi il libro se la volete conoscere! ;)

I nomi dei pianeti, come sapete, derivano dai nomi di divinità della mitologia romana. Per i satelliti si sono spesso usati criteri simili, ma non per Urano: le sue lune prendono il nome da personaggi di Shakespeare e Pope! Adrian li elenca quasi tutti, e devo dire con imbarazzo di aver riconosciuto pochissimi nomi! Però quanto sono belli!

Ci sarebbe tanto da dire su Urano, prima fra tutte la sua caratteristica di avere un asse di rotazione così inclinato che in pratica “rotola” sulla sua orbita, ma ho promesso di non dilungarmi troppo. Alla fine del capitolo a lui dedicato, questo pianeta ci lascia con più domande che risposte, e l’ipotesi di una nuova missione è meno probabile rispetto a Giove e Staturno perché Urano è taaaanto più lontano, però ce ne sono parecchie proposte. Ne cito una per tutte perché voglio condividere il commento di Adrian al riguardo: MUSE (Mission to Uranus for Science and Exploration) è una missione dell’ESA che potrebbe essere lanciata nel 2026 con un razzo Ariane 6 e raggiungerebbe Urano nel 2044 (lo so, lo so, anche io ho fatto i conti per vedere se sarò ancora vivo… Bisogna mangiare tanta verdura e fare attività fisica se si ha passione per l’esplorazione spaziale!). (Pagina 161)

Ombre di nuvole di ghiaccio nell’atmosfera di Nettuno viste da Voyager 2 [crediti: NASA]. Si vede bene quello che dicevo a proposito di Giove, ovvero quanto sia tridimensionale la sua superficie. Immagine presente anche sul libro a pagina 190.

Come ho detto prima, conoscevo la storia della scoperta di Nettuno, o almeno così credevo! Scopro grazie ad Adrian invece che il primo a “scoprire” Nettuno fu Galileo nel 1613, vedendo un puntino che cambiava posizione: si annotò questa stranezza, solo che poi non approfondì. E così ci vollero più di duecento anni perché l’ottavo e ultimo pianeta del Sistema solare fosse riconosciuto come tale. E questa storia è veramente molto interessante, la conoscevo a grandi linee ma Adrian l’ha resa ancora più affascinante!

Nettuno, come Urano, più che un gigante gassoso come Giove e Saturno, è più un gigante ghiacciato, ma prima di leggere questo libro non avevo ancora capito bene quanto fossero diversi questi due tipi di pianeti! Grazie Adrian! :D

Anche i satelliti di Nettuno hanno dei nomi molto belli, ma l’elenco mi ha fatto sorridere: Naiade, Talassa, Despina, Galatea, Larissa, S/2004 N 1, Proteo. Perché quella povera S/2004 N 1 non ha un vero nome? Viene spiegato qualche pagina più in là: è stata scoperta da poco e l’Unione Astronomica Internazionale non si è ancora pronunciata, ma un nome papabile potrebbe essere Polifemo. A proposito di satelliti, dopo l’uscita del libro ne è stato scoperto un altro, Ippocampo! Povero Adrian, nel libro aveva temuto una cosa del genere, che proprio appena finito il libro uscisse qualche nuova scoperta!

Comunque, visto che questo pianeta è protagonista del titolo del libro, è proprio vero che su Nettuno piovono diamanti? In pratica, sì, e c’è anche un intero oceano fatto di diamante liquido. Strafico!!!

Nettuno è ancora più lontano di Urano (gira intorno al Sole in circa 165 anni quindi da quando è stato scoperto, nel 1846, ha fatto in pratica poco più di un giro solo), quindi la probabilità di nuove missioni intorno a questo pianeta è bassina, ma io ci spero sempre!

L’immagine di inizio del capitolo 5, capitata proprio quando con il Sistema Solare in basso a destra siamo arrivati a Plutone! (pagine 198 e 199).

E veniamo a Plutone! Non so se è stato un caso o Adrian è riuscito a farlo apposta, ma il capitolo 5, dedicato a Plutone, New Horizons e fascia di Kuiper inizia proprio quando nel Sistema solare a piè di pagina siamo arrivati da questo pianeta nano! :D

Non lo sapevo ma la sonda Voyager 1 nel suo Grand Tour del Sistema solare doveva passare anche per Plutone, ma poi si preferirono mete più sicure. Un po’ egoisticamente sono contenta che sia andata così perché in questo modo ho potuto vivere anch’io il momento della “scoperta” di questo pianeta nano, nel 2015, ed è stato emozionantissimo!!

Anche la storia della scoperta di Plutone è estremamente affascinante, ma questa la conoscevo un po’ meglio perché ne ho letto parecchio quando quattro anni fa la sonda New Horizons arrivo appunto a Plutone! È successo il 14 luglio 2015, me lo ricordo bene! Il giorno dopo avevo l’esame per l’abilitazione eppure mi sono svegliata in piena notte per seguire la live di Adrian con l’annuncio della risposta di New Horizons che diceva che il flyby era andato bene, e poi nei mesi successivi tutte le immagini spettacolari e le notizie straordinarie su questo mondo così lontano! La cosa più bella è che pensavamo fosse qualcosa di oscuro e morto, e invece è un mondo dalla geologia attiva e la superficie giovanissima (in termini planetari)!

Tra le tante cose che contraddistinguono questa bellissima missione Adrian ha tralasciato di raccontare che sulla sonda c’era anche un cd con i nomi di tutte le persone che avevano voluto partecipare a questa iniziativa, ma io ci tengo a raccontarvelo perché c’era anche il mio!!! ^_______^

Dopo Plutone c’è un altro capitolo intitolato Oltre Plutone e verso lo spazio interstellare. Qui ci sono veramente quasi solo domande e pochissimi notizie, e delle più eclatanti tra l’altro ne avevo già parlato su questo blog QUI. Mi consolo pensando che di molte cose ne riparleremo in libri futuri! :D Però volevo parlare ancora di qualcosina, soffermarmi un poco non sui corpi celesti ma sulle sonde che li hanno esplorati, in particolare quattro di loro, le due Pioneer e le due Voyager che hanno esplorato i 4 pianeti raccontati in questo libro.

La placca attaccata alla sonda Pioneer 10 che mostra come siamo fatti noi umani in scala con la sonda, l’atomo di idrogeno (l’elemento più abbondante nell’universo), la posizione del Sole rispetto al centro della galassia e ad alcune pulsar e una rappresentazione schematica del nostro Sistema solare.

La sonda Pioneer 10 della NASA è stata la prima a superare la fascia degli asteroidi e la prima a entrare nello spazio interstellare. Purtroppo abbiamo perso i contatti con lei! Insieme a lei anche la “gemella” Pioneer 11 ha esplorato quella parta di Sistema solare. Sapevo che queste sonde erano state chiamate così (pioneer significa “pioniere”) per un motivo, ma devo dire che prima di leggere questo libro non ne avevo ancora ben compreso l’intento pionieristico: le due sonde hanno aperto la strada alle più complesse Voyager, dimostrando che l’esplorazione di corpi così lontani era assolutamente possibile! Senza di loro non avremmo avuto altre missioni come Voyager, o Juno, o Cassini, e figuriamoci New Horizons! Le sonde Pioneer 10 e 11 avevano aperto la strada per l’esplorazione del Sistema solare esterno, mostrandoci da vicino e per la prima volta questi pianeti e le loro lune, emozionando milioni di persone in tutto il mondo e ispirando milioni di bambini a diventare gli scienziati, i ricercatori, gli artisti e i sognatori di oggi! (Pagina 86) Parlando delle sonde Pioneer non potevo fare a meno di pensare ad un libro che ho letto anni fa, Homo sapiens e altre catastrofi di Telmo Pievani, un libro molto interessante che parla dell’evoluzione umana. Che c’entra, potreste pensare, un libro di paleoantropologia con l’esplorazione dello spazio? C’entra perché Pievani nell’introduzione raccontava l’interessantissima storia di Pioneer 10, di come abbia svolto il suo compito e poi continuato a funzionare per un sacco di tempo ancora, per poi sparire dai radar nel 2000, ma farsi risentire nel 2001. La nostra raminga navicella interstellare è soltanto l’ultima espressione, l’ultima icona del nostro destino biologico ed evolutivo. È un portafortuna. È la sintesi della nostra cifra evoluzionistica più recondita: l’istinto a esplorare ostinatamente l’ignoto. (Homo sapiens e altre catastrofi di Telmo Pievani, 2002, ed. Meltemi, pagina 18). Mi trovo d’accordissimo, e anche Adrian la pensa così, visto che lo evidenzia più volte nel libro di come tutte queste cose meravigliose siano dovute all’ingegno di persone straordinarie e a quell’impulso che come esseri mani abbiamo dentro di vedere cosa c’è oltre.

Il Voyager Golden Record, un disco con su registrati suoni e immagini della Terra che fu posto sulle sonde Voyager. Sulla copertina mostra il solito atomo di idrogeno, le istruzioni per leggere le informazioni contenute sul disco, di nuovo la posizione del Sole.

E dopo le Pioneer sono venute le due sonde Voyager, sempre della NASA, che hanno compiuto il Grand Tour: tra tutte e due hanno visitato tutti e quattro i pianeti giganti del Sistema solare. Il loro viaggio fu spettacolare, emozionante e importantissimo: Da lune con centinaia di vulcani intorno a Giove a tempeste esagonali su Saturno, da laghi di metano liquido su Titano a una vetta di 20 km su una piccola luna intorno a Urano, geyser di ghiaccio su Tritone e ovviamente oceani di diamanti, per finire in bellezza. (Pagina 196). Ma non è solo per queste grandi scoperte (tra le altre cose queste sonde ci mostrarono per la prima volta immagini da vicino di Urano e Nettuno), le sonde Voyager ebbero un grandissimo impatto sul pubblico, una cosa senza precedenti: Dai giornali alle tv, alle radio, tutti parlavano e commentavano le fotografie, speculando sui più piccoli dettagli e ricordando come erano stati gli incontri con Giove e Saturno. Al di là del valore scientifico di questa missione, raramente viene ricordato abbastanza quanto riuscì a farci sentire una grande famiglia umana. (Pagina 132)

Gli anni delle sonde Pioneer e Voyager sono stati veramente emozionanti, immagini che per noi oggi sono abituali (come Saturno visto da vicino!) sono arrivate per la prima volta in quegli anni. E adesso tutte e quattro sono nello spazio interstellare e wow, semplicemente wow!!

La copertina è molto bella, richiama la grafica dell’interno, e stavolta Adrian per fortuna ha scelto una foto sorridente! Nello scorso libro era così serio!! Il titolo è molto bello, dopo A piedi nudi su Marte mi aspettavo qualcosa di altrettanto divertente e accattivante, e Adrian non mi ha delusa! In quanto al significato di Su Nettuno piovono diamanti vi riporto cosa dice Adrian nell’introduzione: Questo secondo libro si chiama Su Nettuno piovono diamanti perché è una cosa talmente aliena, meravigliosa e incredibile da far emergere gli occhioni da bambino pieno di curiosità in ognuno di noi. Allo stesso tempo però, è una cosa che non è di per sé direttamente utile, e saperlo non risolverà i nostri problemi di ogni giorno. Ma, forse, affrontarli con il cuore pieno di senso di meraviglia e gioia farà davvero la differenza. Riscoprire queste emozioni, specialmente in un’epoca piena di divisioni e paure per il diverso, ci potrà davvero salvare. (Pagina 18).

Commento generale.

A novembre sono finalmente andata per la prima volta al Lucca Comics, c’era anche Adrian e gli ho fatto firmare il libro, ovviamente non questo che non era ancora uscito bensì A piedi nudi su Marte. Però sono tanto orgogliosa di questa dedica, anche perché è bellissima, che volevo condividerla con voi, e questa mi sembrava l’occasione giusta! Ovviamente se ne avrò la possibilità farò autografare anche Su Nettuno piovono diamanti!

Parte del fascino della storia dell’esplorazione spaziale deriva dalla sua somiglianza con un racconto di mitologia greca o norrena, con divinità che si mangiano tra di loro, competizioni e sotterfugi, eroi, eroine e combattimenti per la conquista di mondi interi con continue tragedie e imprevisti. (Pagina 91). In effetti la bellezza di questo libro è proprio questa, il racconto dell’esplorazione stessa e non solo delle scoperte, che è emozionante quanto un romanzo d’avventura. Mi rendo conto che in passato mi hanno interessato soprattutto i risultati e non mi lasciavo affascinare dalla storia delle missioni, ho vissuto un po’ quelle degli ultimi anni, ma invece anche tutto quello che c’è dietro alle grandiose scoperte del passato, gli scienziati che le hanno rese possibili, è una storia estremamente emozionante! E raccontare di questo è senza dubbio quello che Adrian sa fare meglio! Ad un certo punto si scusa di avere la capacità poetica di un beluga, cosa che tra l’altro mi ha fatto pensare: perché dici così, chi lo dice che i beluga non abbiamo un’altissima capacità poetica?! Ed in effetti avevo ragione perché proprio questa parte, nella conclusione, mi ha commosso ed emozionato tantissimo!

Con Su Nettuno piovono diamanti mi sono divertita un sacco, a visitare posti meravigliosi (ma vi immaginate che spettacolo stare su un satellite che orbita intorno a un pianeta gassoso, con tante altre lune intorno e pure degli anelli?!?!), e quanti bellissimi nomi, e scoperte, e storie, e avventure! In più anche la veste grafica è proprio bella, l’ho già detto ma fatemelo ribadire perché il libro è anche una gioia per gli occhi con tutte quelle belle immagini dello spazio! E poi vorrei anche stavolta far notare che per un libro pieno di bellissime fotografie a colori il costo non è neanche troppo elevato, anche più basso del libro precedente: 16,90 €.

Un bellissimo libro che però mi ha lasciato anche tanta frustrazione per tutte le cose che ancora non sappiamo, e per il pensiero che purtroppo tante scoperte avverranno probabilmente troppo tardi perché io possa godermele :(, ma lo stesso tanto entusiasmo, tanta speranza e tanta meraviglia per quello che sappiamo, e sapremo, e vedremo, e scopriremo e… leggeremo! Perché Adrian ci ha già promesso un nuovo libro, dedicato ai corpi più piccoli del Sistema solare! Evviva!!!! :D

Pianeta o pianeta nano? My two cents
Caronte e Plutone fotografati insieme dalla sonda New Horizons [crediti: NASA-JHUAPL-SWRI].

A pagina 233 Adrian conclude il discorso sulla riclassificazione di Plutone a pianeta nano chiedendoci il nostro parere, e io lo ringrazio perché in effetti avevo voglia di dire anch’io la mia! :) Ricordo che effettivamente ci rimasi un po’ male quando scoprii che Plutone non era più un pianeta ma un pianeta nano. Però a ben vedere secondo me questa distinzione è buona, per due motivi. Il primo è un motivo pratico: i pianeti nani sono tanti, e per la maggior parte molto lontani, ed è possibile che ne scopriremo degli altri, e non possiamo cambiare in continuazione il numero dei pianeti, è più facile dire che sono 8 punto e basta, anche da un punto di vista didattico mi sembra più giusto, altrimenti i libri di scuola dovrebbero cambiare in continuazione, mi sembra poco funzionale. Un altro motivo è che quella di “pianeta nano” è soltanto una definizione. Dire che è brutto che Plutone sia un pianeta nano e che preferiremmo fosse un pianeta è come dire che essere un pianeta è una cosa più bella che essere un pianeta nano, e un po’ lo trovo assurdo! Plutone, come ha detto lo stesso Adrian, non è cambiato di una virgola da quando era pianeta quando è stato chiamato pianeta nano. Personalmente trovo i pianeti nani tra i più affascinanti corpi celesti e mi ci sto affezionando adesso a questa definizione, se tornassero ad essere tutti pianeti forse ci rimarrei di nuovo un po’ male!
È anche vero però che la definizione che distingue tra pianeta e pianeta nano non è così chiara. Senza entrare troppo nel dettaglio vi dico quello che differenzia un pianeta da un pianeta nano: entrambi orbitano intorno al Sole, entrambi hanno forma sferica, ma solo il pianeta ha una massa tale da aver liberato la propria orbita da altri corpi celesti. Plutone si trova per parte della sua orbita nella fascia di Kuiper e si trova in un sistema doppio con la sua luna Caronte (che quindi tecnicamente più che un satellite dovrebbe essere considerato pure lui un pianeta nano) quindi la sua orbita non è libera, però per esempio la Terra così come altri pianeti (anche il gigante Giove) hanno degli asteroidi che orbitano insieme a loro, chiamati troiani, e questo va un po’ a contraddire il discorso di aver liberato la propria orbita! Quindi una revisione delle caratteristiche e delle definizioni di pianeta e pianeta nano secondo me andrebbe effettivamente fatta. Anche perché, scopro da questo libro, alla votazione del 2006 che coniò termine e definizione di pianeta nano era assente il 96% (96!!!!) dei membri dell’Unione Astronomica Internazionale!

Nuove parole scoperte
G!kùn||’hòmdìmà!! È un pianeta nano! Non ho idea di come si pronunci o di che lingua sia, ma come si fa a non amare i pianeti nani quando ce n’è uno che si chiama così?!
Inoltre, non conoscevo il termine centauro in astronomia: sono così chiamati gli asteroidi ghiacciati che orbitano intorno al Sole tra l’orbita di Giove e quella di Nettuno.

Bonus
Il piccolo e pallido puntino blu, avvolto da un raggio di Sole, è la Terra. Foto presa da 6 miliardi di chilometri dalla sonda Voyager 1. [Crediti: NASA/JPL-Caltech]
Il 14 febbraio 1990 la sonda Voyager 1 si trovava ad una distanza tale da poter vedere tutti insieme 6 degli 8 pianeti del Sistema solare che, messi in un mosaico di svariate foto, formano un’immagine diventata famosa come “Ritratto di famiglia del Sistema solare”. Una di queste foto, quella che ritrae la Terra, è diventata famosa anche da sola perché il nostro pianeta è piccolo piccolo, solo un puntino blu pallido, casualmente ritratto come “sospeso” in un raggio di sole. La foto è famosa col nome di Pale Blue Dot, “pallido puntino azzurro”, che divenne anche il titolo di un libro dello scienziato Carl Sagan (sua l’idea di girare la sonda e fare un selfie!) che riflette in maniera splendida sull’implicazione e il profondo significato di questa immagine. Il brano è lunghetto per riportarlo qui per intero, quindi vi linko la pagina di Wikipedia in cui è riportalo: Pale Blue Dot.

Mini recensione

L’universo è pieno di meraviglia

Angolo spam

Ho seguito molto la missione New Horizons, e ne ho parlato sia sull’altro mio blog che sul mio Tumblr. Così, se per caso avete voglia di saperne di più e non sapete dove andare a cercare!

Sfide

Un po’ di frasi

La morte incombe… e meno male che siamo solo alla prima frase dell’introduzione!
Incipit dell’introduzione
(Pagina 10)

«Ma perché facciamo tutto questo? Perché spendere così tanti soldi nella costruzione e nel lancio di robottini e navicelle spaziali sempre più complessi in ogni parte del Sistema solare?». In effetti, non è che ce l’ha detto il dottore che bisogna scoprire qualcosa di nuovo sui pianeti ogni anno, se no si alza il colesterolo.
[…]
Chiedersi quindi perché è legittimo, ma è una di quelle domande bastarde […] che in realtà nasconde un mondo intero di dubbi e complessità e questioni morali ed è più ardua e difficile dell’assemblare un modellino in scala 1:1 del Pantheon di Roma con solo istruzioni Ikea in svedese […].
[…]
Spendiamo questi soldi per fare ricerca sulle nuove tecnologie, trovare nuove cure e materiali e ispirare le future generazioni a essere meravigliose.
[…]
Non ho scelto il Pantheon di Roma a caso. Chi l’ha visto sa che la cupola ha un buco in cima, che serve per sostenere l’intera struttura. Anche nel nostro caso c’è un buco, ed è una cosa che ci portiamo nel cuore.
[…]
Fare astronomia ed esplorare l’universo intorno a noi e tra i più coraggiosi, folli e meravigliosi viaggi che abbiamo mai intrapreso come umani alla ricerca di una risposta a queste domande e, per quanto l’esplorazione spaziale e più in generale la ricerca scientifica possano avere tantissimi risvolti pratici, credo con tutto me stesso che sia quanto di più vicino a dare un senso a chi siamo e alla vita stessa.
Dall’introduzione
(Pagine 12,13,15,16,17)

«Ora basta, davvero!» avevate detto convinti. «Basta libri nuovi finché non finisco quelli vecchi!»
Era questa l’esclamazione che avevate rivolto decisi alle pile di libri, comprati o regalati, ma mai aperti per mancanza di tempo. Eppure eccovi qui, con un libro in mano…
[incipit]
Adrian, come facevi a saperlo?!?!

explicit Leggi

Ho detto di come leggere dell’esplorazione spaziale, specie della sonda Pioneer 10, mi fanno venire in mente il libro Homo sapiens e altre catastrofi. Anche Adrian è d’accordo nel dire che in fondo la storia dell’esplorazione spaziale è iniziata un po’ con la storia dell’umanità, e dopo millenni siamo ancora lì a sognare guardando quelle stesse stelle che i nostri antenati vedevano sopra di loro all’inizio dell’incredibile storia dell’esplorazione. Mi immagino questi gruppi di umani con il naso all’insù che mappano la strada delle stelle oltre l’orizzonte verso terre sconosciute, e continuare il loro lavoro nonostante il freddo, le difficoltà e gli imprevisti, gli animali predatori, la fame e ogni altro pericolo.
Dalla conclusione
(Pagina 269)

explicit della conclusione Leggi

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2 commenti per Su Nettuno piovono diamanti

  1. Katerina scrive:

    Sono una di quelle persone che non è mai stata attirata dallo spazio: mi piace guardare il cielo notturno, e sarò sempre grata al destino che mi ha fatto passare le estati in una delle zone con meno inquinamento luminoso d’Italia (ergo la via Lattea l’ho sempre vista in tutto il suo splendore e pensavo fosse normale), ma più in là di lì non vado. Non credo di esserci neanche portata, ripensando alle estati in cui mio padre ha cercato – senza alcun successo – di farmi capire dove stava la stella polare.
    Ma cavolo se non mi hai fatto venire voglia di leggere tutti e due questi libri ^

    • Phoebes scrive:

      Scusa il ritardo con cui ti rispondo, ma mi ero persa questo commento.
      Io forse, se il cielo è abbastanza limpido, la stella polare la riesco ad individuare, ma più in là non vado, è una lacuna che purtroppo non sono mai riuscita a colmare. Però anche se non le posso vedere con i miei occhi queste cose sono sempre stata enormemente affascinata da tutto quello che riguarda lo spazio, e da un po’ di tempo a questa parte lo seguo tantissimo grazie a internet, i social, e in parte anche grazie ad Adrian. Se ci vuoi provare questi libri sono fatti apposta per i neofiti, ma se vuoi prima testare se la cosa potrebbe piacerti puoi sempre dare uno sguardo al canale Youtube: https://www.youtube.com/user/link4universe! :D


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