L’Oriente persiano e l’Occidente greco a confronto

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11. Mondo Antico I – 11

Dove siamo?
Medio Oriente
Quando siamo?
VI-V secolo a.C.

Per questa parte di lettura ho utilizzato questi libri:
I popoli antichi / Antonio Brancati (il mio libro di storia di prima superiore)
Cronologia delle scoperte scientifiche / Isaac Asimov

Con il ritorno dell’estate, ho voluto riprendere con la lettura della Storia, e mi ci è voluta tutta l’estate per produrre questo post! XD

La Storia che noi studiamo, per forza di cose, è sempre eurocentrica. Nei libri che avevo io al Liceo ogni tanto si parla anche di qualche altra parte del mondo, ma solo per un capitolo, e a scuola quelle parti solitamente le saltavamo. Questo capitolo non fa eccezione perché anche se si sposta in Asia minore lo fa per parlare della guerra tra Oriente e Occidente, nello specifico tra Persiani e Greci.

Fonti

Siamo nel periodo in cui i Greci avevano creato colonie un po’ ovunque nel mondo allora conosciuto, fino in Asia minore, vicinissime quindi al regno dei Persiani.

Sui persiani abbiamo come fonti:

  • il Libro dei Re, attribuito al poeta persiano Firdusi, ma scritto moltissimo tempo dopo gli eventi qui trattati, nel X secolo d.C.;
  • l’Avèsta, letteralmente “legge fondamentale”, il libro sacro dei Persiani;
  • una serie di iscrizioni rupestri;
  • la Bibbia;
  • un sacco di storici greci, come Erodoto (soprattutto per le guerre con la Grecia), Senofonte, Strabone e Plutarco.

I Persiani
Ciro

I Persiani occupavano il territorio compreso tra il Mar Caspio, il Tigri e il Golfo Persico, corrispondente più o meno l’attuale Iran. Nel 612 a.C. i Medi conquistarono tutti i popoli della zona compresi anche i Persiani, e grazie a loro si ebbero le basi di una prima organizzazione politica. L’impero persiano nasce invece nel 550 a.C. con Ciro, per questo motivo ricordato come Ciro il Grande. Fu un lungimirante e abile politico che trattava i popoli conquistati con criteri di tolleranza e rispetto, e anche per questo ebbe molto successo.

A Ciro succedono Cambise e Dario I. Quest’ultimo si autoproclamò il “Re dei Re” e veniva venerato come una divinità. Entrambi questi sovrani comunque lavorarono per espandere ancora di più l’impero, arrivando fino in India a Oriente, e Asia minore ed Egitto a Occidente. È quindi con questi due sovrani che i Persiani vengono a contatto con i Greci.

L’impero persiano contava all’epoca probabilmente 50 milioni di abitanti. Era diviso in satrapie, con a capo un satrapo più un cancelliere reale e un comandante militare che si sorvegliavano a vicenda. Il Gran Visir era il primo ministro e la capitale era Susa.

Mappa dell’Impero Persiano

Per essere un impero così antico e così grande, era davvero ben organizzato. Le strade avevano stazioni di posta che permettevano di percorrere 2400 km in soli 6 giorni (senza stazioni di posta per coprire quella quella distanza ci volevano tipo tre mesi). Sempre per enfatizzare il concetto di unità (e immagino anche facilitare i commerci) vennero unificati pesi e misure (una cosa molto moderna, a mio parere). Sempre a proposito del commercio nelle città più importanti vennero creati degli empori.

L’agricoltura, visto il territorio, non era molto facile da praticare, ma erano molto diffusi gli alberi da frutto per esempio pesche e albicocche vengono proprio da qui.

Bassorilievo del palazzo reale di Persepoli.

L’arte per i Persiani aveva come fine l’esaltazione del re, quindi era essenzialmente arte regia (altra cosa che li differenziava dai Greci per i quali invece l’arte era esaltazione del pensiero). La religione seguiva gli insegnamenti di Zarathustra nella cui filosofia si parlava prevalentemente di lotta tra bene e male, luce e tenebre, i primi due rappresentati dal dio Mazda. E ovviamente poi c’era la venerazione del re come divinità, e anche per via di questo Dario I considerava la sua una “guerra santa”: in pratica affermava di combattere per la pace. Comunque, come già detto, l’esercito persiano era davvero potente e accumulava vittorie, grazie anche ai famosi Diecimila Immortali che costituivano l’esercito di Dario I. Erano chiamati così perché per ciascuno di essi in caso di morte o di malattia era pronto un sostituto, per cui loro numero restava invariato.

I prodromi
Serse
Nessuna altra terra, confinante con la nostra, illuminerà il sole, perché io – re Serse – farò di tutte le terre un unico paese… Non vi sarà città alcuna, né gente alcuna al mondo che possa starmi a fronte con le armi.

Erodoto cita questo discorso di Serse, il figlio di Dario I, che dimostra quali erano le ambizioni dei Persiani riguardo le conquiste militari, inevitabile quindi un loro scontro con i Greci.

I prodromi del conflitto greco persiano (si intitola così uno dei paragrafi del mio libro, ed è così che ho appreso del significato della parola “prodromi” che da allora mi è sempre piaciuta tanto ma purtroppo non capita di poterla utilizzare spesso!) sono tutta una serie di guerre, battaglie e scontri vari che ha visto le due fazioni l’una contro l’altra più volte verso la fine dei VI secolo a.C..

L’impero persiano si ingrandisce sempre più, creando problemi alle colonie greche e poi arrivando a toccare i confini stessi della Grecia. Nel 501 a.C. le colonie greche dell’Asia minore iniziano a ribellarsi capeggiate da Mileto. Atene, unica in Grecia, manda delle navi in aiuto della colonia, e nel 500 a.C. gli Ateniesi incendiano Sardi. I Persiani reagiscono e a loro va la vittoria finale di questo primo scontro, con Mileto che viene distrutta nel 494 a.C.. A questo punto Dario I si prepara a invadere la Grecia.

Guerra

Inizia quindi la guerra, denominata Prima guerra persiana. La prima spedizione (492 a.C.) ha a capo Mardonio, il genero di Dario, ed è un fallimento: le navi vengono travolte dalle correnti, l’esercito viene fermato dai Traci.

Statua di Fidippide a Maratona

La seconda guerra persiana avviene nel 490 a.C. e viene guidata stavolta da due generali, Dati e Artaferne, insieme a Ippia*. Molte città greche si arrendono, Atene e Sparta ovviamente no. Solo Atene, però, manda i propri soldati a Maratona, una pianura a circa 42 km dalla città. Qui nel 490 a.C. si svolge la famosa e omonima battaglia tra l’esercito ateniese guidato da Milziade e l’esercito persiano. Vincono gli ateniesi, e la storia di questa battaglia viene molto celebrata e diventa un po’ una leggenda perché gli ateniesi erano molti di meno eppure sconfissero il ben più corposo esercito persiano. Piccolo aneddoto: la leggenda vuole che ad un soldato ateniese (Fidippide o Filippide) venne dato l’incarico di portare la notizia della vittoria ad Atene, e lui si fece di corsa i 42 e passa chilometri da Maratona fino alla città, e arrivò talmente stremato che appena data la notizia purtroppo morì. In suo onore da allora alle Olimpiadi si corre la maratona che è appunto una corsa di 42,195 km.

300

Comunque, dopo la battaglia di Maratona i Persiani si ritirano ma Dario non demorde e prova di nuovo: non vuole avere questo costante pericolo greco ai confini. Solo che il re morirà prima di poter organizzare una nuova spedizione, e proseguirà il figlio Serse. Nel 480 a.C. manda un esercito di centomila uomini e 1200 navi, dando così il via alla terza guerra persiana. Contro questo importante nemico comune la lega peloponnesiaca (costituita dagli Spartani e dai loro alleati) diventa lega panellenica e ingloba anche Atene e altre città minori (ma non tutte, molte preferirono evitare la guerra e sottomettersi). Anche questa lega è guidata da Sparta. Serse quindi attacca per terra e per mare, così la lega, dopo molte discussioni, decide di fare lo stesso. Atene manda la flotta sotto il comando prima dello spartano Euribiade e poi dell’ateniese Temistocle, mentre Sparta manda solo 4000 peloponnesiaci, tra cui i famosi 300 spartani guidati da Leonida alle Termopili. Dopo altre aggiunte alla fine sono circa seimila i soldati che vanno alle Termopili e tengono testa ai centomila di Serse per ben due giorni, perdendo poi il terzo giorno solo per un tradimento. Leonida rimane indietro coi suoi 300 (più in realtà anche 700 tespiesi) per coprire la ritirata, e come sappiamo muoiono tutti.

Temistocle saves the day
Busto di Temistocle

Fortunatamente per i Greci, nel loro esercito c’era Temistocle. Il libro lo definisce ambiziosissimo ma di ingegno acuto e aperto. Piccola digressione su di lui: avversario politico di Aristide, Temistocle l’aveva l’aveva spuntata sulla costruzione di una nuova flotta, e a questo punto avrà gridato “Te l’avevo detto!” perché, vista la sconfitta appena subita convince gli Ateniesi a fuggire proprio sulle navi, quindi senza flotta sarebbero stati spacciati. Così quando Serse arriva ad Atene trova la città deserta e la incendia. C’è dissidio tra gli Ateniesi, e Temistocle usa un pericolosissimo stratagemma: prima minaccia di andarsene con tutta la flotta a fondare una nuova Atene in Italia, poi manda una lettera a Serse dichiarandosi suo amico e invitandolo ad assalire subito i Greci mentre erano tutti riuniti nelle acque di Salamina. Se l’avessero scoperto, l’avrebbero creduto un traditore, quindi rischiava davvero molto, ma lui era convinto che l’unico modo per combattere contro i Persiani fosse rimanere tutti insieme, e siccome invece c’erano proposte di separarsi di nuovo decide di agire in questo modo, ed è proprio per l’estrema rischiosità del piano che comunque Serse gli crede.

Il 20 settembre del 480 a.C. ha luogo la battaglia di Salamina, che verrà vinta dai Greci. Nel 479 un’altra battaglia, a Platea: Serse se n’è andato subito dopo Salamina lasciando però Mardonio, che qui viene sconfitto e ucciso. Quindi supremazia finale della Grecia, anche se per le colonie asiatiche ancora non è finita.

Cosa dicono gli storiografi

Per il fatto che i Greci in netta inferiorità numerica sconfissero il ben più cospicuo esercito persiano, e anche ovviamente per il fatto che i più importanti storiografi di quel periodo erano greci, la vittoria della Grecia contro la Persia ha assunto un sapore di mito e leggenda, e inoltre da molti è ritenuta fondamentalmente importante per il futuro dell’Europa intera, che sarebbe stato diverso se avessero vinto i Persiani.

Alcuni storiografi, come Ghirshman, pensano invece che la vittoria dei Greci non sia dovuta a loro particolari superiorità in battaglia, ma più che altro a errori dei Persiani. Secondo Lévêque la conseguenza più importante di queste guerre fu invece che portò le città greche finalmente ad unirsi contro un nemico comune.

Scoperte scientifiche

Risale probabilmente a questo periodo la prima dissezione umana. Le interiora degli animali venivano spesso usate per la divinazione, quindi lì nulla di strano, ma fu un fisico greco, Alcmane (VI secolo a.C.), il primo ad affrontare il rischio di sezionare deliberatamente e accuratamente dei cadaveri umani. In questo modo poté notare la differenza tra arterie e vene, e capire che gli organi sensori erano collegati al cervello tramite i nervi.

Il pianeta Venere era già conosciuto da molto, ma con due nomi diversi: stella della sera (perché il primo puntino luminoso ad apparire dopo il calar del sole) e stella del mattino (perché viceversa l’ultimo a scomparire all’alba). Pitagora fu il primo (almeno tra i Greci) a rendersi conto del fatto che le due “stelle” erano lo stesso corpo celeste, e chiamò questo un corpo appunto Afrodite, che poi per i romani divenne Venere.

Intorno al 480 a.C. il filosofo greco Eraclito fu il primo a ritenere i sogni come qualcosa di privo di particolari significati, prima di allora si pensava che fossero visioni di qualcosa di reale, o tentativi di comunicazione dall’aldilà.

Altri libri inerenti questo periodo storico ma che ho letto in altri momenti:
Persiani / Eschilo


* I motivi di questa guerra sono molti: in primis, ovviamente, voler ingrandire l’impero; poi c’è Ippia, ex tiranno ateniese esiliato rifugiatosi alla corte persiana che istiga il re nei confronti della sua città natale; poi c’è anche il desiderio di vendetta contro Atene per l’incendio di Sardi; infine i Greci rifiutavano di accettare il fatto che i Persiani avessero accordato un trattamento di favore ai Fenici e il loro commercio

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