(Leggende di Earthsea)

Ciclo di Earthsea
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There was a hearth there, and they would light the fire. People came even from farms across the island to hear the histories read, listening in silence, intent. “Our souls are hungry,” Ember said.
C’era un focolare nella sala, e accendevano la brace. Veniva gente anche da fattorie dalla parte opposta dell’isola per sentir leggere quelle storie, e tutti ascoltavano in silenzio, attentissimi. ― Le nostre anime sono affamate ― disse Brace.(Pagina 66)
Riletto in inglese, mi è piaciuto più della prima volta!
So these are reports of my explorations and discoveries: tales from Earthsea for those who have liked or think they might like the place, and who are willing to accept these hypotheses: things change: authors and wizards are not always to be trusted: nobody can explain a dragon.
Questi sono dunque i resoconti delle mie esplorazioni e scoperte: leggende di Earthsea per coloro che hanno apprezzato o pensano che potrebbero apprezzare questo luogo, e che sono disposti ad accettare queste ipotesi: le cose cambiano: non ci si può sempre fidare degli autori e dei maghi: nessuno può spiegare un drago.
Ursula K. Le Guin nella Prefazione
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| “The Finder”, Pagina 2 |
Alla fine del quarto libro di Earthsea, Tehanu, la storia era giunta a quello che io ritenevo fosse il presente. E, proprio come nel presente del cosiddetto mondo reale, non sapevo cosa sarebbe successo in seguito. Potevo supporre, predire, temere, sperare, però non sapevo. [At the end of the fourth book of Earthsea, Tehanu, the story had arrived at what I felt to be now. And, just as in the now of the so-called real world, I didn’t know what would happen next. I could guess, foretell, fear, hope, but I didn’t know.]
Così Le Guin spiega nella prefazione come aveva creduto che la storia di Earthsea si sarebbe fermata al quarto libro, ma poi dopo alcuni anni si è accorta che nel frattempo le cose erano andate avanti, e così ha scritto altri due libri, uno di racconti ambientati nel “passato” rispetto a quel presente di cui parla, e poi il prossimo che porta la storia avanti (e, purtroppo, è davvero l’ultimo!).
Trattandosi di una rilettura, come sempre riposto il commento vecchio e poi il nuovo.
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| (“The Finder”, Pagina 39) |
Il primo racconto, “Il Trovatore” è una storia antica, ambientata prima dei romanzi della saga. Racconta di un uomo chiamato Lontra, dotato di poteri magici, e della genesi della scuola di Roke.
Il secondo, “Rosascura e Diamante”, come dice la stessa autrice nella prefazione: «potrebbe svolgersi in qualsiasi momento nel corso dell’ultimo paio di secoli a Earthsea; dopotutto, una storia d’amore può avvenire in qualsiasi momento, in qualunque luogo.»
Il terzo racconto si intitola “Le ossa della terra”. Racconta «dei maghi che istruirono il mago che per primo istruì Ged [a quanto ho capito il protagonista dei romanzi della saga], e dimostra che occorre più di un mago per fermare un terremoto.»
“Nell’alta palude”, il quarto racconto, parla di un misterioso viandante che arriva in un villaggio offrendosi di curare gli animali malati.
Infine, l’ultimo racconto, “Libellula”, si svolge tra gli ultimi due libri della saga, Tehanu e I venti di Earthsea. Racconta di una ragazza che per ritrovare se stessa decide di sfidare le austere regole della scuola di Roke.
Questi racconti mi hanno molto affascinato. In particolar modo gli ultimi tre. Mi piace il modo di trattare il fantasy di Le Guin, mi piace (non posso negarlo!) il suo femminismo, e mi piace la terra di Earthsea! Tanto che ora vorrei leggermi tutta la saga (aggiunta infatti tra i libri da comprare). E andando a ricercare su internet gli altri titoli, ho scoperto di averne già letto uno!! Si tratta de Il mago, e sarebbe proprio il primo! :) Così, l’ho aggiunto come rilettura nel sondaggio!
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| (“The Finder”, Pagina 69) |
La trama dei vari racconti l’avevo già esplicitata nel commento precedente, quindi parliamo subito dell’ambientazione. A dire il vero anche di quella ho un po’ già parlato, ma ora che ho letto altri libri della serie ho potuto apprezzare di più come le varie storie si collocano nella saga.
“The Finder” (“Il Trovatore”) è il racconto più lungo (mi pare) e anche uno di quelli che mi è piaciuto di più. Racconta di come è nata la scuola di Roke, e di com’era diversa all’inizio: i membri fondatori erano prevalentemente donne, mentre poi le donne saranno totalmente escluse. Parla però anche di tante altre cose, di schiavitù, di giustizia, di potere. Veramente molto bello.
“Darkrose and Diamond” (“Rosascura e Diamante”) si discosta molto dal precedente, è una storia più personale di questi due innamorati sfortunati, divisi dalla classe e dalla magia, ma uniti invece dalla musica. Più corto e meno intenso del precedente, ma comunque bello. Ho apprezzato sopratutto che alla fine del racconto ci sia un piccolo spartito, come conclusione di questo racconto in cui la musica aveva una parte importante.
“The Bones of the Earth” (“Le ossa della terra”) è direttamente (anche se alla lontana) connesso con Ged, e parla di due maghi che cercano di salvare una città da un terremoto. Tristino, ma sempre bello.
“On the High Marsh” (“Nell’alta palude”) è ambientato nel periodo in cui Ged è stato Arcimago, ma non è lui il protagonista. Mi è piaciuto molto come è stata presentata la storia: seguiamo questo mago, Irioth, che cerca lavoro come guaritore di animali, ha qualche problema, cerca di ambientarsi, e poi arriva un altro misterioso personaggio, e intuiamo si tratti proprio di Ged quando racconta una storia di un mago prepotente e violento che l’Arcimago sta cercando, e ovviamente il mago in questione è proprio Irioth, che però sembra molto cambiato, così Ged decide di tornarsene senza di lui. Mi sarebbe piaciuto sapere come mai Irioth è cambiato, cosa l’ha fatto redimere, ma comunque il racconto mi è piaciuto molto.
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| (“Dragonfly”, Pagina 254) |
L’ultimo racconto, “Dragonfly” (“Libellula”), ha dei collegamenti col libro precedente e, a quanto dice la stessa Le Guin, anche col successivo, che ora sono più curiosa che mai di leggere! Il racconto parla di questa ragazza, Dragonfly appunto, che quando riceve il suo vero nome non lo apprezza per nulla, ma soprattutto sente che è incompleto. Così per diversi motivi decide di sfidare nientepopodimeno che la scuola di magia di Roke, che si sa non permette l’accesso alle donne. Mi è piaciuto molto il racconto in sé, ma anche il modo in cui in un certo senso si ricollegava col primo, in cui avevamo visto che c’erano molte donne tra i fondatori della scuola di Roke, e che le regole misogine erano venute dopo.
Il finale poi l’ho trovato bellissimo ed emozionante: l’incompletezza di Dragonfly era dovuta al fatto che la ragazza non sapeva di essere una persona-drago, e alla fine si trasforma volando via, mentre il Maestro Guardiano della Porta (Portinaio in italiano, altro collegamento col primo racconto, in cui scopriamo che Lontra, il suo protagonista, era stato proprio il primo Maestro Portinaio di Roke) nell’explicit suggerisce di tornare a casa, e aprirne tutte le porte. Ripeto, veramente curiosissima sul libro successivo!
Il libro si conclude con una sorta di appendice, A Description of Earthsea, sicuramente molto interessante, però devo ammettere piuttosto noiosa, specie dopo le emozioni dei racconti.
Non è il primo libro di Le Guin che leggo in lingua originale, quindi avevo già potuto apprezzare appieno il suo stile, però stavolta ho notato una cosa che non credo di aver mai notato prima: l’uso di alcuni verbi in maniera particolare. Per esempio He looked his question, veramente una bella espressione!
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| (“On the High Marsh”, Pagina 194) |
Commento generale.
Amo questa saga, ogni libro è diverso dal precedente, mi porta cose nuove, mi emoziona in modo diverso, e questo qui, fatto di racconti (solitamente non un genere che amo molto) non fa eccezione! Come sempre nelle storie di Le Guin la componente fantasy è marginale al racconto di persone, di ingiustizie, spesso di problemi sociali.
Cinque racconti, molto diversi per tema, personaggi, lunghezza e intensità, alcuni belli, altri bellissimi, tutti a loro modo capaci di suscitare diverse emozioni.
Davvero un bel libro! L’unica cosa che mi dispiace è che il prossimo sarà l’ultimo della saga!!!
Momento più…
…sconcertantemente attuale: nell’ultimo racconto i Maestri Maghi di Roke devno decidere chi sarà il prossimo Arcimago, e ci sono due fazioni, una delle quali supporta un mago prepotente e oscuro, e uno dei suoi seguaci ad un certo punto dice: He will be Archmage. Under his rule Roke will be as it was. (Lui sarà Arcimago. Sotto la sua guida Roke tornerà quella di un tempo.). Insomma, Make Roke Great Again: fa paura quanto è attuale!
…interessante: la parte dell’appendice riguardante le streghe. Anche in questo universo c’è una differenze tra la magia degli uomini e quella delle donne, ma quello che in particolare mi ha colpito è che le streghe preferiscono rimanere nubili, molto raramente si sposano, se lo fanno scelgono uno stregone. La maggior parte però preferisce stringere una sorta di “patto da strega” con altre streghe o donne comuni (Many pledge “witch-troth” with another witch or an ordinary woman): troth significa anche “fidanzamento” o “promessa di matrimonio”, quindi erano vere e proprie “unioni civili” tra donne.
Curiosità
In Earthsea i nomi hanno una grande importanza, nel Linguaggio della Creazione (quello che serve per poter usare la magia) il nome di una cosa è la cosa stessa, quindi pronunciando il vero nome di una cosa o di una persona si ha potere su di essa. Nell’ultimo racconto incontriamo il Maestro Nominatore (Master Namer in inglese) che si chiama Kurremkarmerruk: che nome stupendo!!!! XD
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| (“A Description of Earthsea”, Pagina 266) |
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