Flatlandia

Racconto fantastico a più dimensioni

di Edwin A. Abbott


Per comportarsi con perfetta proprietà in una società Poligonale si dovrebbe essere un Poligono.

(Pagina 59)

Flatlandia è un mondo fatto di sole due dimensioni, in cui a un intraprendente Quadrato viene data la possibilità di vedere in tre dimensioni, e ovviamente la sua vita cambierà da quel momento in poi.

Guarda caso anche questo mese ho letto un libro di cui, come per 1602, avevo sentito parlare in The Big Bang Theory, e mi aveva incuriosito tantissimo. Sicuramente l’idea è originalissima e molto intrigante, però purtroppo non mi è piaciuto tanto quanto mi aspettavo.

Tutta la prima parte l’ho trovata noiosa: il protagonista descrive l’organizzazione della società flatlandese. La seconda parte invece ha effettivamente una trama, ed è stata quindi sicuramente più interessante.

La mappa di Flatlandia e degli altri mondi dimensionali.

L’ambientazione è il punto forte perché siamo in questo mondo immaginario fatto di due sole dimensioni, quindi abitato da figure geometriche piane. Si tratta di una società estremamente classista, in cui più alto è il numero dei lati (e conseguentemente l’ampiezza degli angoli), più elevata la classe. E le donne sono linee, quindi prive di lati e pertanto inferiori a tutti, considerate le meno intelligenti e anche le più pericolose. Le leggi che limitano la loro vita sono assurdamente crudeli e discriminatorie, ma proprio per questo così credibili, come quelle che impongono loro degli obblighi per la salvaguardia degli uomini. Ma se paragonate agli uomini delle classi più infime perfino loro non se la passano poi tanto male, perché i triangoli più acuti, quindi con angoli al vertice piccolissimi, sono trattati come schiavi o addirittura come cose, con la scusa che i loro angoli piccoli significano che praticamente non hanno cervello. Devo dire che è veramente spaventosa la descrizione di questa società, soprattutto perché per il signor Quadrato sembra tutto non solo normale, ma la migliore delle organizzazioni possibili, e la pensa così anche dopo aver avuto l'”illuminazione” sulla terza dimensione. A quanto ho capito però le descrizioni di Abbott altro non erano che una rappresentazione della sua realtà, della società vittoriana, una sorta di parodia satirica. Il problema è che se la prendiamo in quest’ottica la sua descrizione sembra ancora più terrificante!

Il segnalibro che ho usato durante la lettura.

Il romanzo venne pubblicato la prima volta come anonimo scritto da un certo Quadrato che si rivolgeva alla gente in tre dimensioni. Come ho detto la prima parte, in cui non accade nulla ma c’è solo una mera descrizione della gente della Flatlandia, mi ha annoiato. Ciò non mi ha impedito, comunque, di apprezzarne la genialità: Abbott è riuscito davvero a farci immedesimare in una creatura bidimensionale, presentandoci situazioni a cui non avevo mai pensato, per esempio il fatto che loro vivono in due dimensioni e quindi fanno fatica a riconoscersi tra di loro perché di ogni figura vedono solo dei lati, e quindi appaiono tutti come linee rette. Non meno affascinanti gli altri mondi che esploriamo di sfuggita, come Linelandia (mondo a una dimensione, fatto, come dice il nome, di linee) e Pointlandia (mondo fatto di un solo punto, che non avendo dimensioni non concepisce l’alterità).

Durante la lettura non mi era proprio venuta in mente questa cosa, ma quest’immagine i ha fatto ridere!
Flatland–the nature of sex di cozytime

Commento generale.

L’idea di Abbott è estremamente affascinante, ma il libro l’ho trovato un po’ noioso. La parte riguardante le discriminazioni classiste e sessiste dei Flatlandesi sono una parodia della società dell’autore e, stando a Masolino D’Amico (autore della prefazione) e Giorgio Manganelli (autore del saggio “Un luogo è un linguaggio” posto alla fine del libro), sono una parte molto divertente, ma io non l’ho trovata neanche lontanamente così, come ho detto se di per sé è spaventosa, quando si realizza che non è altro che uno specchio di una società reale (e neanche poi tanto diversa da quella odierna) la cosa diventa terrorizzante. E questo è sicuramente un punto a favore dell’autore: con la fredda logica della geometria mostra difetti e atrocità della società umana, presentando una speranza che non fa neanche in tempo a sbocciare che subito si dimostra vana.

Non posso dire che il libro non mi sia piaciuto, ma nemmeno che sia stata una lettura particolarmente entusiasmante. Ma sono contenta di averlo finalmente letto, quindi comunque 3 stelline soddisfatte.

Copertina e titolo

Le copertine dell’Adelphi non sono tra le mie preferite, e questa non fa eccezione: l’immagine non mi piace particolarmente, e non c’entra nulla col romanzo. Il titolo è bello, e sono sorpresa che la parola “flat” non sia stata tradotta (significa “piatto”, nel senso di bidimensionale).

Curiosità

Più che curiosità vere e proprie sono due considerazioni che non sono riuscita ad aggiungere nel commento. Come ho detto il prestigio in Flatlandia è dato dal numero di lati, che più è grande più assicura angoli grandi, cosa che è sinonimo (dicono loro) di maggiore intelligenza: in italiano questo suona un po’ strano perché gli angoli minori di 90° li chiamiamo acuti, aggettivo che indica anche un particolare acume, mentre gli angoli più grandi sono ottusi, ovvero, in italiano, non proprio brillanti.

L’altra considerazione è Abbott ci dà all’inizio della seconda parte una precisissima ambientazione temporale: siamo nell’ultimo giorno dell’anno 1999. Il libro è del 1882 quindi per l’autore questa data doveva essere così estremamente futuristica!

Mini recensione

Senza dubbio geniale ma un po’ noioso

flatland di William Cromar

Titolo: Flatlandia
Sottotitolo: Racconto fantastico a più dimensioni
Titolo originale: Flatland. A Romance of Many Dimensions
Genere: fantasy
Autore: Edwin Abbott Abbott (Wikipedia)
Nazionalità: britannica
Prima pubblicazione: 1882
Ambientazione: Flatlandia, 1999-2000
Personaggi: Quadrato
Casa Editrice: Adelphi
Traduzione: Masolino D’Amico
Copertina: Maurits Cornelis Escher, Rettili, litografia (1943)
Pagine: 166
ISBN: 978-88-459-0982-5
Provenienza: Amazon, 22 gennaio 2021
Link al libro: IN LETTURAGOODREADSANOBII
inizio lettura: 1 febbraio 2021
fine lettura: 7 febbraio 2021

Sfide

Un po’ di frasi

Chiamo il nostro mondo Flatlandia, non perché sia così che lo chiamiamo noi, ma per rendere più chiara la natura a voi, o Lettori beati, che avete la fortuna di abitare nello Spazio.
[incipit]

Da noi, i Preti sono gli Amministratori di ogni Affare, Arte e Scienza; dirigono le Industrie, i Commerci, la Guerra, l’Architettura, l’Ingegneria, l’Educazione, il Governo dello Stato, la Legislazione, la Moralità, la Teologia; senza far nulla direttamente, e si sono la Causa di ogni cosa che valga la pena di fare e che viene fatta da altri.
(Pagina 81)

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2 pensieri riguardo “Flatlandia

  1. Questo romanzo non mi ha mai lontanamente ispirata.

    Non avevo idea che fosse stato scritto nel 1882. Considerando l’epoca storica, devo ammettere che trovo le premesse geniali.

    1. A prescindere dal gradimento personale è senza dubbio quello che si può definire un classico. Forse mi ci sono approcciata aspettandomi qualcosa di più divertente, e quindi ci sono rimasta un po’ male. Comunque non so se me la sento di consigliarlo, se già non ti ispira! Sicuramente in suo favore c’è da dire che è molto corto! 🙂

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