They Came to Baghdad

(Il mondo è in pericolo)

di Agatha Christie



Everyone’s coming to Baghdad.
Crosbie

(Pagina 7)

Questo non è propriamente un giallo, più una storia di spionaggio. Preferisco sicuramente il primo genere, ma alla fine questo romanzo non mi è dispiaciuto.

Victoria Jones è una giovane donna, intraprendente e portata per la menzogna. Un giorno incontra Edward, un giovane estremamente affascinante, che purtroppo sta per lasciare Londra per lavoro per recarsi a Baghdad. Victoria è appena stata licenziata e non ha famiglia o affetti in città, quindi, perché non partire anche lei alla ricerca di Edward nella capitale irachena?

Questo libro non è iniziato nel migliore dei modi: troppi personaggi, Victoria mi sembrava troppo sciocca per piacermi, la storia non mi stava prendendo. Poi pian piano a Victoria mi sono affezionata, e alla fine devo dire che mi è piaciuta molto (anche perché si è rivelata intelligente e piena di risorse), ai vari personaggi ho cominciato a fare l’abitudine e la storia mi ha intrigato di più.

Baghdad Battery di Boynton
Attribution 2.0 Generic

Siamo in piena guerra fredda ma in maniera molto politicamente corretta Christie inventa un pericolo comune che può danneggiare tutte le potenze mondiali, che si riuniscono segretamente a Baghdad per capire come fronteggiare questo pericolo. Questa è la trama in cui viene invischiata Victoria quando un uomo viene a morire proprio nella sua stanza d’albergo. L’ambientazione esotica prosegue la serie di avventure asiatiche che Christie ha scritto dopo i viaggi intrapresi col marito archeologo, o almeno questo è quello che ho dedotto perché 1) ci sono molte descrizioni di luoghi ma anche di usi e costumi che seppure interessanti davano un po’ l’impressione di essere messe lì per sfoggiare la conoscenza dell’autrice, e 2) visitiamo degli scavi archeologici e leggiamo molti elogi degli archeologi e del loro lavoro (Archaeologists made splendid husbands dice Mrs Clayton a pagina 62).

Per quanto riguarda i personaggi, la protagonista assoluta è Victoria e siamo quasi sempre con lei. Come ho detto all’inizio non mi stava piacendo, ma poi ho iniziato ad apprezzarla davvero molto. In particolare mi è piaciuta un sacco la sua esperienza sugli scavi, per come si è emozionata al lavoro da archeologa. Soprattutto mi è piaciuto come si sia emozionata nel trovare oggetti di uso comune e immaginare le vite di queste persone normali, non re, non imperatori, ma gente come lei solo vissuta millenni prima. Quando scopre il piano dei cattivi, questi oggetti le tornano in mente in un pezzo che ho trovato molto bello. Siccome compare verso la fine del libro, ho tolto alcune parti.

And suddenly for no reason, a remembrance of that three thousand years old coarse pottery bowl mended with bitumen flashed across Victoria’s mind. Surely those were the things that mattered—the little everyday things, the family to be cooked for, the four walls that enclosed the home, the one or two cherished possessions. All the thousands of ordinary people on the earth, minding their own business, and tilling the earth, and making pots and bringing up families and laughing and crying, and getting up in the morning and going to bed at night. They were the people who mattered.

(Pagina 256)

Y1A2615 Hermitage di Ninara
Attribution 2.0 Generic

Dopo Victoria il personaggio che più mi è piaciuto è Richard Baker. Richard è, manco a dirlo, un archeologo. Era amico dell’agente Carmichael ai tempi di Eton e quando lo rincontra per caso, totalmente allo scuro del fatto che Carmichael è diventato un agente segreto, gli salva la vita e custodisce un suo segreto. Nel frattempo continua a fare l’archeologo e incontra nientemeno che Victoria: ho iniziato a shipparli subito, e alla fine del romanzo ci viene dato da sperare che finiranno effettivamente insieme! :)

Commento generale.

Senza alcun dubbio preferisco i gialli classici alle storie di spionaggio, ma alla fine questo romanzo mi è piaciuto, la parte avventurosa è bella, i personaggi accattivanti, il mistero interessante, anche se i cattivi sono magari un po’ troppo generici. Forse proprio perché mi aspettavo potesse non piacermi, alla fine si è rivelata un piacevolissima lettura!

Copertina e titolo

La copertina di questa mia edizione mi piace molto, ed è quella che mi piace di più tra tutte quelle che ho trovato (vedi più in basso “bonus”). Il titolo originale è sicuramente più interessante e originale di quello italiano, però certo non fa capire molto di quello che ci aspetta! Comunque mi piace, ed è attinente perché, come dice Crosbie nella citazione che ho messo a inizio post, “tutti quanti stanno venendo a Baghdad!”

Nuove parole/cose scoperte
Non avevo mai sentito questa parola, e devo dire che mi piace molto: copse significa “boschetto”, “bosco ceduo” o semplicemente “gruppo di alberi”.

Bonus

Come al solito grazie al sito Delicious Death una carrellata di copertine di varie edizioni originali e italiane di questo libro. Descrizione sempre da sinistra verso destra.

La prima copertina non è la più vecchia che ho trovato (che era veramente insignificante), ma è del 1952 (Pocket Books), non è particolarmente bella ma rappresenta una scena sicuramente importante, cioè quando l’uomo morente entra in camera di Victoria. La seconda (The Thriller Book Club, 1953), pure bruttarella, mostra una scena che mi sembra meno importante, ma almeno c’è Baghdad sullo sfondo. La successiva (Fontana Books, 1982) si concentra sulla parte archeologica del romanzo, che è effettivamente molto importante, quindi se pure anche questa non bellissima, è carina e attinente. La penultima (Fontana Books, 1988) rimane sul filone bruttezza, anche per l’immagine piccolina e abbastanza generica. L’ultima copertina (HarperCollins, 1996) è quella che preferisco dopo la mia tra quelle originali, l’immagine è bella, suggestiva e abbastanza attinente.

La prima copertina (I Gialli Mondadori #137, 1951) è la più vecchia italiana che ho trovato, bruttarella e non so bene a che scena si riferisca. La seconda fa un salto di decenni perché è quella tipica dei gialli Mondadori degli anni 80 (infatti è 1988), non male perché mostra un pedinamento quindi rende il tema spionistico del romanzo e mostra un portale orientaleggiante che richiama Baghdad. La successiva (Mondadori, 1994) pure è tipica dei suoi anni, è il tipo che mi piace di meno, e questa non fa eccezione, anche perché non capisco bene cosa rappresenta! La copertina dopo (Mondadori, 1995) non è un granché ma finora è la migliore perché l’immagine è bella, rappresenta Victoria e qualche indizio più anche qui lo sfondo mediorientale. Infine l’ultima copertina (Mondadori, 2003) è quella che mi piace di più tra quelle italiane: intanto è quella con l’immagine a tutta pagina (stile che preferisco), e poi anche se molto generica rende bene l’atmosfera spionistica.

Mini recensione

Spy-story comunque accattivante

Baghdad Sky di msk11
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Titolo: They Came to Baghdad
Titolo italiano: Il mondo è in pericolo
Genere: giallo, spionaggio
Nazionalità: britannica
Prima pubblicazione: 1951
Ambientazione: Baghdad (Iraq), anni 50 del XX secolo
Personaggi: Victoria Jones, Richard “Owl” Baker, Edward Goring, Anna Scheele, Henry “Fakir” Carmichael, Captain Crosbie, Mr. Dakin, Dr. John Pauncefoot Jones, Dr. Rathbone, Marcus Tio
Casa Editrice: HarperCollins
Pagine: 294
ISBN: 9780007422845
ASIN: B0046RE5HM
Provenienza: comprato online il 26 giugno 2026
Link al libro: SITO UFFICIALEIN LETTURAGOODREADSPAGEBOUND
inizio lettura: 3 agosto 2026
fine lettura: 13 agosto 2026

Sfide

Un po’ di frasi

Captain Crosbie came out of the bank with the pleased air of one who has cashed a cheque and has discovered that there is just a little more in his account than he thought there was.
[incipit]

He couldn’t imagine Miss Scheele being ill. Even germs respected Anna Scheele and kept out of her way.
(Pagina 10)

What was now occupying her mind was how this could be accomplished. That it could be accomplished somehow or other, Victoria did not doubt. She was a young woman of optimism and force of character.
(Pagina 24)

Before an imperious Briton who means to get his or her own way, barriers nearly always fall.
(Pagina 109)

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