(La maschera e le tenebre)
La trilogia di Kushiel
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Love. Only love. And if that is not enough, Elua help us all.
(Pagina 52)
Ritorno nell’universo di Kushiel per l’ultimo libro della trilogia, ed è stato come ritrovare una vecchia amica.
A Phèdre era stato predetto che avrebbe avuto dieci anni di calma e prosperità. Il romanzo inizia quando questi anni sono giunti alla fine: una richiesta da una vecchia nemica si incontra col desiderio di liberare l’amico d’infanzia Hyacinthe.
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Prima di iniziare questa lettura sono andata a rileggermi i miei commenti ai libri precedenti perché ricordavo davvero poco di quello che era successo. E ho visto che alla fine del libro precedente mi ero detta che non vedevo l’ora di leggere il successivo: be’, da quel post sono passati diciassette anni! Non credevo davvero di aver lasciato passare così tanto tempo! Ovvio che non mi ricordassi nulla! Meno male che all’inizio di questo romanzo la stessa Phèdre fa un po’ un riassuntino che mi ha aiutato a riprendere le fila della storia.
Il libro è un bel mattonazzo, ma come nei precedenti raramente ci si annoia. Se dovessi riassumere la trama in totale non ci metterei molto perché le avventure di Phèdre si possono ridurre a due o tre tappe fondamentali, però leggerle è stata una grande emozione! Veramente l’autrice è molto crudele con Phèdre, però sicuramente sa farmi venire voglia di continuare sempre a leggere. Il mondo creato da Carey mi ha affascinata di meno rispetto ai libri precedenti, forse perché se da una parte è bello che ne vediamo una porzione più grande, dall’altra parte con tutti quei nomi mi sono confusa tantissimo.
È bellissimo comunque come Phèdre vada in alcuni posti del mondo per, diciamo così, motivi personali (che poi non lo sono davvero, sono sempre abbastanza altruistici), e finisce col cambiare il destino di quella regione! Credo l’abbia fatto un po’ anche nei romanzi precedenti, non ricordo con esattezza, ma questa volta mi ha sicuramente colpito di più.
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Se devo fare una critica alla storia, direi che c’è una cosa che ho trovato un po’ forzata, ma la devo coprire: va bene che Imriel è un ragazzino particolare, non è come tutti gli altri, però ha sempre 10-11 anni, e loro lasciano sempre decidere a lui se vuole seguirli in situazioni pericolosissime, e lui ovviamente dice sempre di sì perché non li vuole lasciare! Poi vabbè si scopre ovviamente che la sua presenza era importante e fondamentale, quindi meno male che è venuto, però a me è parso assurdo lo stesso.
Nei commenti ai romanzi precedenti avevo espresso la mia gratitudine all’autrice per non aver ucciso Jocelin. Ora in quest’ultimo romanzo non avevo più questa preoccupazione, né per lui né tantomeno per Phèdre che racconta in prima persona, quindi se muore lei finisce il libro. Però poi ad un certo punto ho pensato a quello che dice quel personaggio in Scream 3, nell’ultimo capitolo di una trilogia tutti quanti possono morire, anche i protagonisti! Ma per fortuna no, non muore nessuno dei personaggi principali! Soffrono tantissimo, certo, ma non muoiono.
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Parliamo un po’ di questi personaggi principali.
Jocelin mi piace sempre molto, anche se forse non mi ha entusiasmato come aveva fatto ormai quasi vent’anni fa.
Melisandre la trovo sempre odiosa e mi irrita tantissimo che invece Phèdre continua a subire il suo fascino di erede di Kushiel. Per fortuna compare poco.
Sul nuovo arrivato Imriel non ho molto da dire che non sia spoiler, comunque mi piace abbastanza. Aggiungo solo che era scontato sarebbe stato adottato da Phèdre e Jocelin.
Veniamo a Phèdre: al contrario di Jocelin, il mio amore per lei è rimasto intatto! È davvero un personaggio straordinario! Parla tantissime lingue, e le impara con una velocità impressionante. Riguardando le mie vecchie recensioni ricordo che avevo scritto che sarebbe piaciuto anche a me seguire l’insegnamento di Delaunay, non ricordo adesso di preciso cosa intendevo, però questa sua memoria e bravura nel ricordare le parole e imparare le lingue la invidio sicuramente! Io uso Duolingo e a mala pena so spiccicare qualcosa! Poi è estremamente coraggiosa, forte, intelligente… detto così potrebbe sembrare un personaggio troppo perfetto per sembrare realistico, ma grazie al fatto che ci parla in prima persona e possiamo quindi conoscere i suoi pensieri e i suoi sentimenti io l’ho sentita sempre molto vera e non posso fare a meno di amarla!!
Ora che ho potuto leggere lo stile di Carey in lingua originale non posso fare altro che elogiarlo, perché come ho detto nonostante la mole il romanzo non è stato mai pesante, e ho potuto apprezzare lo stile un po’ anticheggiante con cui parla Phèdre. La cosa che penso mi sia piaciuta di più è quando Phèdre porta dentro di sé il nome di Dio, e questo ha un certo effetto su di lei, per esempio ogni cosa che vedeva le sembrava meravigliosa, anche il più piccolo particolare, era davvero molto affascinante.
| Il segnalibro che ho usato durante la lettura, comprato a Dublino nel marzo 2025. Non c’entra col libro da questo punto di vista, ma esteticamente mi sembrava vi stesse bene! |
Commento generale.
Dopo tutti questi anni e dopo aver amato così tanto i due precedenti, avevo paura che questo romanzo potesse non prendermi più così tanto, e invece se all’inizio mi sembrava solo piacevole e interessante poi mi ha conquistato nuovamente! La storia non è mai noiosa, i personaggi sono interessanti, la protagonista è meravigliosa, emozioni a non finire: non ho potuto non dare anche a questo libro il massimo di stelline!
Avevo deciso di fermarmi qui con l’universo di Kushiel, di leggere solo questa trilogia e basta, perché sapevo che la prossima non era più incentrata su Phèdre. Ho scoperto poi che le trilogie non sono solo due ma ci sono un sacco di altri libri! E adesso onestamente non so se davvero mi fermerò qui, perché da una parte vorrei immaginare Phèdre finalmente avere una vita felice e tranquilla (perché sicuramente negli altri romanzi dovrà soffrire ancora!) ma dall’altra ho troppa voglia di rivederla!!!!!
Copertina e titolo
La copertina della mia edizione è molto simile a quella dei romanzi precedenti, con Phèdre riconoscibile dal tatuaggio sulla schiena. Sicuramente apprezzo moltissimo le copertine fatte apposta per il romanzo, però nel complesso non mi fa impazzire.
Il titolo inglese non l’ho capito bene: Kushiel ok, ma perché avatar? Chi sarebbe? In italiano hanno mantenuto le due parole, come nei romanzi precedenti, ma lo trovo poco attinente: le tenebre ok, possono rappresentare le brutte avventure passate dai protagonisti, ma la maschera non mi pare c’entri nulla.
Nuove parole/cose scoperte
Mini recensione
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